Master_I edizione

La Fondazione Trapianti Onlus in collaborazione con l’Università degli Studi di Milano ha promosso per l’anno accademico 2017/2018 il Master di I livello in Gestione infermieristica del processo clinico e organizzativo: dalla donazione al trapianto di organi e tessuti.

Il trapianto di organi, tessuti e cellule è un’opportunità essenziale di cura per molti pazienti,  ed è una realtà in costante evoluzione sotto i diversi profili, tecnico-scientifico e organizzativo.

Da questa consapevolezza abbiamo creduto che in questo ambito, la cura e l’assistenza centrate sui bisogni dei pazienti e delle loro famiglie, orientate a ottenere risultati di sicurezza, efficacia, tempestività, efficienza ed equità, costituiscano oggi un patrimonio culturale e scientifico che necessita di essere integrato sistematicamente nella formazione del personale sanitario.

In particolare, la funzione di coordinamento clinico organizzativo, unitamente a quella assistenziale, rappresenta sempre più un aspetto irrinunciabile nel compimento del processo dalla donazione al trapianto, fino follow up del paziente. L’infermiere con competenze e abilità specifiche può assumere un ruolo centrale in questa funzione. 

A distanza di un anno dalla fine del percorso, abbiamo voluto intervistare due ex studentesse del Master, Nicolina Dell’Orefice e Martha Esposito, che dopo il master sono entrate a far parte del Centro di riferimento regionale per le attività di prelievo e di trapianto di organi, cellule e tessuti, che ha sede presso l’Unità Operativa Coordinamento Trapianti della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Ca’ Granda Policlinico/Nitp di Milano.

D: Avete  partecipato entrambe alla prima edizione del Master, quali sono le conoscenze e gli strumenti che avete portato a casa nell’ambito della cura, dell’assistenza, nel  coordinamento e  nella gestione del processo?

N: Ho vissuto un’esperienza di apprendimento unica, potrei definirla una full-immersion nella rete donazione-trapianti. Siamo stati affidati ad un corpo docente altamente specializzato nel settore.Il master ha offerto una risposta concreta alla mia esigenza formativa: ho avuto modo di acquisire le competenze e gli strumenti più avanzati ed efficaci in tema di gestione e coordinamento dell’intero e complesso percorso assistenziale di donazione e trapianto. Ho inoltre avuto modo di approfondire la conoscenza degli aspetti normativi, etici, organizzativi e clinici proprio di tale disciplina.Allo stesso tempo il corso di studi è stato anche un “laboratorio” in un cui esplorare nuove competenze, analizzare nuovi modelli per rafforzare la cultura della donazione e della rete trapianti. Ho avuto l’opportunità, grazie ai legami con i nuovi colleghi di studio, di entrare a far parte di un network di valore capace di generare nuove prospettive per il mio lavoro.

M: Conoscenze e strumenti molteplici, tutti sicuramente utili nei frammenti che costituiscono il processo di donazione e trapianto. È stata fondamentale soprattutto acquisire la consapevolezza dell’esistenza di una Rete, caratterizzata da una forte multidisciplinarietà, essenziale alla sopravvivenza della rete stessa. Per questo mi ritengo soddisfatta di questo master e voglio ringraziare tutti coloro che lo hanno fortemente voluto, permettendoci di venire in contatto e di confrontarci con tutti gli attori protagonisti dell’attività di donazione e trapianto.

D: Qual è il ruolo del coordinamento all’interno del processo di donazione in Lombardia?

N: Il processo di donazione in Lombardia riflette lo sviluppo della rete trapianti e la sua integrazione con le attività sanitarie. Definito modello di “immunogenetica & coordinamento”, esso ha sede presso l’Unità Operativa Coordinamento Trapianti della Fondazione IRCCS Ospedale Maggiore Ca’ Granda Policlinico. Si tratta di uno degli snodi principali della rete trapiantologica, coordinando le attività di donazione, allocazione e trapianto sul territorio regionale in sinergia con il Centro Nazionale Trapianti.

In particolare, il coordinamento donazione e trapianti della regione Lombardia è associato con altre regioni (Veneto, Provincia Autonoma di Trento, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Marche) per il compimento di alcune funzioni: la selezione dei riceventi più idonei per gli organi disponibili, la raccolta dei dati dei pazienti in lista di attesa, il controllo dei test immunologici dei candidati al trapianto e dei donatori, la raccolta dati del processo donazione e trapianto e il coordinamento dei trasporti dei campioni e delle equipe, degli operatori e dei tessuti, verifica e aggiornamento periodico dei protocolli con le unità operative di prelievo e di trapianto.

M: Il ruolo del CRR è fare da trait d’union – 24h su 24 per 365 giorni all’anno – fra i diversi professionisti del settore trapiantologico, muovendosi all’interno del processo che va dalla segnalazione del potenziale donatore d’organi e tessuti alla selezione dei potenziali riceventi. Finalizzato a garantire il miglior uso degli organi disponibili,  in quanto risorsa limitata, fino al monitoraggio dei risultati raggiunti. Ciò avviene mediante una corretta gestione delle liste di attesa, una attenta valutazione del rischio del potenziale donatore e, quando necessario , il ricorso alla cosiddetta second opinion che garantisce la corretta allocazione degli organi, nel rispetto dei protocolli vigenti e dei sistemi informativi attualmente disponibili. Inoltre il Coordinamento regionale si occupa della gestione degli eventi avversi collegati al processo oltre che della verifica dell’efficacia del trapianto e/o complicanze post trapianto mediante follow up. Il coordinamento cura  le relazioni con le UO, le Istituzioni e le associazioni di volontariato ad esso connesse e ospita il servizio di Psicologia, pensato per l’assistenza alle famiglie dei donatori/trapiantati in primis ma anche come supporto agli operatori; in forza ad esso si occupa di promozione della donazione e sensibilizzazione della popolazione e degli operatori dediti al processo.

D: Qual è il ruolo dell’infermiere all’interno del CRR?

N: Il ruolo professionale agito dall’infermiere all’interno del CRR comprende 5 aree specifiche: monitoraggio, gestione di processi, relazione, formazione e  sicurezza.

  • Monitoraggio: prende in carico ed elabora le segnalazione dei coordinamenti ospedalieri e regionali dell’area NITp – Nord Italian transplant program e delle eccedenze nazionali tramite l’utilizzo di strumenti monitoraggio insieme all’utilizzo di software, telefoni e fax.
  • Gestione: è autonomo nella gestione del processo multi-tessuto nel donatore a cuore fermo mentre lavora in collaborazione con altri professionisti del team nel percorso alle donazioni multiorgano nel donatore a cuore battente, in morte celebrale o a cuore fermo.
  • Relazione:  si relaziona con i coordinamenti locali, i CRT e il CNT, con tutti gli specialisti della rete, la cittadinanza e le associazioni di volontariato.
  • Formazione: diffonde gli strumenti operativi, si fa promotore della cultura della donazione, ne valuta il bisogno formativo organizzando corsi e ne misura l’impatto.
  • Sicurezza: contribuisce alla tutela della sicurezza nel processo donazione-trapianto: elaborando e aggiornando procedure/protocolli/istruzioni operative, gestendo il rischio del donatore, progettando e rivalutando il percorso con azioni di miglioramento, valutando la performance e clinical competence della rete infermieristica. 

M: Alla luce della caratteristica principale, ovvero la multi-disciplinarietà, l’infermiere si integra all’interno del CRR, sia da un punto di vista normativo, sia da un punto di vista formativo. Come da codice deontologico proprio della professione, l’infermiere ha il compito di sostenere la donazione promuovendola internamente ed esternamente al SSN attraverso interventi educativi per gli operatori e la cittadinanza. Al tempo stesso secondo il nostro Profilo professionale , appartengono al professionista competenze non solo di tipo assistenziale (tecnico educativo e relazionale) ma anche di tipo gestionale e di coordinamento che nel contesto del CRR si traducono in una profonda conoscenza dell’assetto della Rete Nazionale, delle linee guida e dei protocolli in esse vigenti e, in particolare, del contesto di area critica e dei trapianti. Pertanto il ruolo dell’Infermiere è essere garante nonché fautore di  una buona comunicazione in contesti difficili, di una corretta integrazione e relazione fra differenti professionisti, della sicurezza del processo e della gestione degli eventi avversi ad esso collegato.

D: Qual è secondo voi il valore aggiunto per il vostro centro di riferimento di avere al suo interno un infermiere qualificato?

N: Il valore aggiunto di un infermiere qualificato all’interno di CRR sono le competenze trasversali apprese. Esse gli permettono di integrarsi in maniera efficiente in un modello multifasico e multidisciplinare che comprende: medici, infermieri, biologi, tecnici di laboratorio, informatici e personale amministrativo. Infatti, in un CRR in cui si svolgono attività con contenuti di alta professionalità e specializzazione,  l’infermiere che possiede competenze aggiornate, innovate e avanzate può riuscire a dare un contributo sia al processo già in atto di miglioramento qualitativo della professione infermieristica, sia al sistema donazione-trapianti. Alla luce di ciò mi auguro che presto sia valorizzato il patrimonio umano e professionale che l’infermiere rappresenta in questo complesso sistema. 

M: Possedere la governance infermieristica del processo donativo e di trapianto, è possibile solo attraverso una specifica formazione post-base. La presenza di un infermiere esperto, “specialist “ come delineato anche dal nuovo CCNL, che abbia acquisito le competenze specifiche dell’intero processo, attraverso un percorso formativo adeguato permette di conferire maggiore qualità delle prestazioni erogate in termini di efficacia ed efficienza, e sicurezza.

D: Come è cambiato il vostro lavoro di fronte all’emergenza Covid-19? Avete dovuto dovuto svolgere nuove attività?

N: Attualmente presto il mio servizio in un’unità subintensiva riconvertita per fronteggiare il covid-19. Questa è caratterizzata dalla criticità ed instabilità di pazienti e dalla complessità dell’intervento infermieristico. Ho avuto l’opportunità di garantire un’assistenza infermieristica tempestiva e continua, in pazienti instabili e/o con criticità vitale, utilizzando anche presidi e strumenti ad alta componente e complessità tecnologica. Gli infermieri in questo momento hanno garantito capacità di tenuta all’intero sistema, contribuendo a salvare vite, a ripristinare la qualità della vita degli assistiti, offrire/attuare cure palliative per alleviare la sofferenza nei malati di questo virus, soprattutto nella fase finale di vita. Al contempo molti infermieri hanno fornito sostegno didattico ai tanti colleghi alla prima esperienza lavorativa o ricollocati in altre realtà per fronteggiare l’emergenza pandemica. Sono orgogliosa anche del team di professionisti con cui sto collaborando in questa occasione, hanno fatto del loro meglio, grazie a un lavoro di squadra volto ad assicurare le cure migliori alle persone ricoverate. Spero che la diligenza e spirito di abnegazione dimostrati possano essere adeguatamente sostenuti e valorizzati.

M: Come è accaduto nella maggior parte del comparto sanitario ,anche il mio lavoro è stato completamente rimodellato a fronte dell’emergenza Covid-19 al servizio delle persone con questa patologi a. Lavoro, attualmente, presso una delle tante terapie subintensive, di uno dei tanti ospedali Lombardi. Quello che mi sento di dire è che gli infermieri, spina dorsale del SSN insieme ad altri professionisti, hanno dimostrato attraverso la “normalità” dell’assistenza erogata la loro straordinarietà oltre che la loro necessità. Varrebbe la pena ricordarlo, anche ad emergenza finita, in tutti i diversi ambiti, compreso quello del processo donativo e di trapianto, dove la presenza dell’infermiere non è sempre scontata e allineata alla normativa  (non faccio riferimento solo al “caldamente consigliato” dell’infermiere all’interno del coordinamento  del procurement, ma anche ai  tanti colleghi che si occupano di presa in carico del  paziente  in attesa di trapianto o già trapiantato,  come  previsto dalla  delibera di Regione Lombardia n° XI / 1863 Seduta del 09/07/2019 presa in carico del paziente cronico) e trova talora difficoltà a trovare il giusto riconoscimento, soprattutto in temine di competenze e di responsabilità.

D: Come vedete questa Fase 2?

N: “Andrà tutto bene” è lo slogan che più di altri mi ha accompagnato in questi ultimi mesi e lo è anche in questa fase. Il sistema sanitario,  il sistema produttivo e quello educativo, ma anche le stesse forme di convivenza sociale e le loro resilienze sono stati sottoposti ad uno stress senza uguali.  Anche in questa fase così detta “due”, l’emergenza pandemica ha reso il diritto al trapianto una variabile anch’essa dipendente dall’epidemiologia dei contagi. Tutto, purtroppo,  dipenderà da come si riuscirà a contenerli. Possiamo fare la nostra parte ripartendo con gioia e con entusiasmo ma con responsabilità, evitando per quanto possibile ulteriori contagi. Ciò potrà consentire al sistema sanitario di rispondere adeguatamente ai problemi di salute di tutta la popolazione. La pandemia di coronavirus ci offre, quindi, la possibilità di costruire un mondo nuovo più attento ai valori umani. Ciascuno di noi può essere, nel suo piccolo,  il protagonista di una nuova rinascita.

M: Questa fase 2 la vedo con gli occhi di una professionista sanitaria che ha vissuto quest’emergenza dall’interno con non poca paura, la vedo attraverso gli occhi di chi ci ha lasciato ma anche di chi questo virus l’ha superato, con gli occhi di chi è in attesa di una nuova opportunità di vita, di una cura, di un trapianto e in questi mesi si è sentito messo in pausa. Penso che sia necessario essere prudenti, ma anche coraggiosi. Sono sicura che questa pandemia ci abbia dato il tempo di riflettere e forse di renderci più consapevoli di quanto siamo delicati e fragili ,tutti allo stesso modo. E’ per questo che bisogna ripartire, super protetti sempre a tutela della salute e della vita.

A nome di tutta la Fondazione ringraziamo Nicolina e Martha per aver condiviso con noi la loro esperienza professionale e umana.

Dopo il successo della prima edizione, per  quest’anno accademico il piano formativo è stato  trasformato in un Corso di perfezionamento per facilitare la partecipazione di tutti gli studenti lavoratori provenienti da tutta Italia. Il corso si è concluso, tra le molteplici difficoltà, causate dalla attuale emergenza sanitaria che ha colpito l’intero Paese, nel marzo scorso.

In programma la seconda edizione per l’anno 2020/2021. Scopri di più!

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