Come evidenzia il rapporto pubblicato dal Centro Nazionale Sangue e dal Centro Nazionale Trapianti, nel 2019 si è registrato un calo delle unità di sangue da cordone ombelicale raccolte negli ospedali italiani, mentre resta stabile il numero di quelle rilasciate per il trapianto di cellule staminali emopoietiche.

Lo scorso anno, infatti, le unità raccolte sono scese sotto la soglia delle 10 mila unità (9676), toccando il punto più basso dal 2007, quando il dato si era fermato a quota 9794. Di conseguenza calano anche le unità bancate (546 contro 668 dell’anno precedente), mentre quelle rilasciate per trapianto sono state 38, come nel 2018.

Tra le cause responsabili di questa tendenza in calo dal 2012 vi sono sicuramente la diminuzione  delle nascite e le regole più stringenti che la rete nazionale ha adottato nel 2015 per garantire una maggiore qualità delle terapie: vengono infatti considerate idonee all’uso solo le unità che contengano un numero maggiore di cellule rispetto al passato.

Inoltre, il fabbisogno si è ridotto anche per effetto del sempre più frequente utilizzo del cosiddetto donatore aploidentico, ovvero parzialmente compatibile, di solito uno dei due  genitori, reso possibile grazie all’utilizzo di farmaci che riducono il rischio di rigetto, una metodica che sta dando ottimi risultati clinici.

Come emerge dal comunicato stampa del Centro Nazionale Trapianti, grazie ai 270 punti nascita attivi per la raccolta del sangue cordonale in Italia il Registro Italiano Donatori di midollo osseo (IBMDR), sportello unico per la ricerca di cellule staminali emopoietiche (CSE) da donatore non familiare, conta al 31 dicembre 2019 37.528 unità di sangue cordonale italiane, estesamente tipizzate e disponibili per l’uso terapeutico.

Dall’inizio dell’attività le unità da essa rilasciate per trapianto da donatore non familiare sono state 1550 e 190 quelle dedicate rilasciate per il trapianto da donatore familiare. Sui circa 300 mila parti effettuati nei 270 centri di raccolta afferenti alle Banche di sangue da cordone ombelicale, pari al 64,3% dei parti totali in Italia, le unità di sangue cordonale sono state raccolte solo nel 3,5% dei casi.

Questo calo ha avuto per fortuna pochi effetti sul piano clinico, soprattutto grazie allo sviluppo delle metodiche alternative.

Tuttavia è bene ricordare che le staminali da cordone non hanno però perso il loro valore, “rimangono molto importanti, come risorsa aggiuntiva per pazienti con malattia avanzata quando altri trapianti non hanno funzionato, e come risorsa alternativa in chi non ha il donatore compatibile in famiglia o in registro”. Lo afferma la dott.ssa Nicoletta Sacchi direttore del registro IBMDR, precisando che 33 delle 38 unità cordonali italiane nel 2019 sono state rilasciate per centri trapianti esteri, dimostrando la persistenza dell’interesse per questa sorgente di CSE soprattutto a livello internazionale. “Ci sono poi una serie di ricerche molto promettenti sull’utilità di emocomponenti alternativi ricavati dal sangue cordonale, ad esempio i globuli rossi che possono essere usati per le trasfusioni nei neonati”.

Inoltre, le staminali da cordone possono essere impiegate per la cosiddetta conservazione ad uso “dedicato”, nel caso in cui il neonato abbia una patologia in atto al momento della nascita curabile con cellule staminali o se ad essere ammalato è un fratello o una sorella, o infine se c’è il rischio da parte della coppia di avere figli affetti da alcuni tipi di malattie genetiche.

Per questo è importante informare le famiglie di questa opportunità, gratuita e compresa nei livelli essenziali di assistenza, al contrario della conservazione a uso autologo presso banche private all’estero – procedura non autorizzata in Italia – che è onerosa, ad oggi non suffragata da alcuna evidenza scientifica, e che viene quindi fortemente sconsigliata.

Un ruolo molto importante in questa opera di sensibilizzazione viene svolto dalle ostetriche, in particolare in occasione degli incontri di preparazione al parto con le future mamme (e padri).

Come ricordano il CNS e il CNT, è possibile donare il cordone solo in caso di parto a termine e in assenza di complicazioni. La procedura non interferisce con le procedure del parto e non ha nessun effetto sulla salute del bambino: dal 1993 infatti, anno in cui si è iniziata la raccolta del sangue cordonale, nessuna reazione avversa è stata segnalata a carico dei neonati “donatori”.

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