Il 12 agosto, il Sistema Informativo Trapianti ha diffuso il resoconto dell’attività del Programma nazionale “Tecniche di perfusione degli organi nell’ambito delle attività di trapianto” relativo al primo semestre 2020.

Le macchine di perfusione extracorporea sono apparecchi di tecnologia emergenti che risultano fondamentali nelle operazioni di trapianto: permettono infatti di conservare gli organi interi in modo più efficace rispetto ai metodi utilizzati in precedenza (immersione in soluzione di conservazione e ghiaccio).

L’organo viene collegato alla macchina che fa circolare al suo interno la soluzione di conservazione fredda a cui viene aggiunto l’ossigeno (perfusione ipotermica) oppure sangue ossigenato (perfusione normotermica).

Questa tecnica aiuta nel  prolungare i tempi di ischemia, cioè l’intervallo durante il quale l’organo rimane al di fuori dell’organismo, permettendo una migliore conservazione dell’organo e, ante la perfusione la modifica dell’organo, rendendolo ad esempio più compatibile dal punto di vista immunologico.

Un esempio di successo in quest’ambito è certamente la notizia del doppio trapianto di fegato effettuato con la tecnica dello Split liver all’ospedale “Bambin Gesù” il 18 agosto scorso.

La buona riuscita dell’operazione è stata possibile proprio grazie all’utilizzo di una macchina di perfusione che ha permesso non solo la conservazione del fegato per be 16 ore ma anche la possibilità di eseguire con sicurezza la tecnica della divisione del fegato.

L’importanza delle tecniche di perfusione è ribadita anche dal rapporto pubblicato dal SIT.

I dati inclusi nel report riguardano le donazioni DCD (donations after circulatory death, ovvero dopo accertamento di morte con criteri cardiaci), le donazioni DBD (donations after brain death, cioè dopo accertamento di morte con criteri neurologici) con trattamento di circolazione extracorporea ECMO, e le perfusioni ex situ di organi da donatori non rientranti nelle precedenti categorie.

Ciò che di più importante che emerge dai dati è la continuità delle attività di donazione DCD nonostante le difficoltà legate all’epidemia di Covid-19, tenendo conto soprattutto del fatto che i centri attivi si trovano nelle regioni più colpite: anche se è diminuito il numero di potenziali donatori con accertamento cardiocircolatorio, la percentuale di utilizzo è aumentata in particolare nel DCD controllato.

Il punto chiave di efficacia del programma nazionale di perfusione degli organi risulta quindi essere rappresentato dall’inserimento puntuale dei dati nel dataset nazionale.

Per consultare il rapporto completo clicca qui.

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