EFFETTO NICHOLAS

L’espressione “Effetto Nicholas” in riferimento al mondo della donazione di organi affonda le radici nelle conseguenze del tragico episodio che coinvolse Nicholas Green, il bambino americano di sette anni che perse la vita nel 1994 quando fu colpito da un proiettile a seguito di un tentativo di rapina lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria, i cui organi e cornee salvarono sette Italiani, quattro dei quali adolescenti.

Il gesto dei genitori, Margaret e Reginald, contribuì in modo decisivo a sensibilizzare l’opinione pubblica italiana, diffondendo la cultura della donazione di organi nel nostro Paese fino a far aumentare i casi di donazione in Italia,  al punto che  ancora oggi si parla appunto di “effetto Green”: nel 1994 i donatori erano 7,9 su un milione abitanti, l’anno dopo si è arrivati al 10,1, fino ad arrivare a una media di 23,1 in una ventina d’anni.

Dopo la scelta di donare gli organi di Nicolas venne conferita ai genitori la medaglia d’oro al merito civile motivandola con “Cittadini statunitensi, in Italia per una vacanza, con generoso slancio ed altissimo senso di solidarietà disponevano che gli organi del proprio figliolo, vittima di un barbaro agguato sull’autostrada Salerno – Reggio Calabria, venissero donati a giovani italiani in attesa di trapianto. Nobile esempio di umanità, di amore, la storia di Nicholas Green. Un inchino di fronte al dolore e di grande civiltà. Messina, 1º ottobre 1994.” Margaret e Reginald Green vennero ricevuti dall’allora Presidente Scalfaro al Quirinale e al Campidoglio dal Sindaco Rutelli.

Margart e Reginald, dopo la perdita del figlio, sono diventati attivi sostenitori della causa, promuovendo numerose iniziative di sensibilizzazione per la donazione di organi.

 “The Nicholas Effect” è anche il titolo del primo dei libri scritti da Reginald Green, nel quale racconta la storia della sua famiglia.

Questa vicenda conferma il grade valore della testimonianza nel promuovere la cultura della donazione nell’opinione pubblica. La diffusione di messaggi positivi, spesso rilanciati dai mezzi di comunicazione di massa per la popolarità dei protagonisti o per i contenuti emozionali e affettivi della notizia, è un elemento che può giocare un ruolo molto importante in questa complessa partita.


ESPIANTO

L’espianto è l’intervento chirurgico che consiste nell’asportazione dal ricevente dell’organo precedentemente trapiantato, in origine prelevato da un donatore cadavere (oppure vivente nel caso di fegato, rene e intestino) e trapiantato in sostituzione dell’organo nativo malato e compromesso. L’espianto si rende necessario per la grave compromissione dell’organo trapiantato causata dall’insorgenza di complicanze acuterecidiva di malattia, rigetto acuto. Tale procedura è incompatibile con la vita nel caso in cui gli organi espiantati siano necessari alla sopravvivenza del paziente, come fegato, cuore o polmoni, ed è quindi necessario procedere subito e nella stessa seduta a un nuovo organo, prelevato da un nuovo donatore (ritrapianto). In casi eccezionali in cui non sia disponibile un nuovo cuore, esiste la possibilità di utilizzare il cuore artificiale totale come ponte (bridge) verso il ritrapianto. Nel caso del fegato invece, in particolari situazioni come traumi epatici estesi o l’insorgenza di gravi complicanze tali da obbligare l’immediato espianto dell’organo senza disporne nell’immediato di uno nuovo, il paziente può essere mantenuto in vita solo in reparti specializzati di terapia intensiva attrezzati per supportare totalmente le funzioni metaboliche proprie del fegato rimosso. Nel caso del rene il paziente non necessita di un trapianto immediato ma può essere avviato verso la terapia dialitica in attesa di un eventuale nuovo trapianto.

Il termine viene spesso impiegato, in maniera erronea, come sinonimo di prelievo.

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