VACCINO

In questo tempo di pandemia, la campagna vaccinale ha riguardato anche le persone che hanno subito un trapianto di organi e di cellule staminali emopoietiche.

All’interno del piano vaccinale, la persona trapiantata d’organo rientra tra le categorie di pazienti che devono ricevere prioritariamente il vaccino anti Covid-19; ogni Regione, sulla base delle indicazioni nazionali, sta predisponendo la campagna vaccinale e attivando percorsi dedicati ai soggetti più fragili. Il CNT, sulla base delle più aggiornate evidenze scientifiche, ha predisposto una serie di raccomandazioni dedicate:

  • la somministrazione dovrebbe avvenire almeno 3-6 mesi dopo aver ricevuto il trapianto e dopo una valutazione del medico curante;
  • in caso di rigetto acuto è preferibile posticipare il vaccino di 1 mese mentre se si sta assumendo il farmaco “Rituximab” è bene rimandarlo di 6 mesi;
  • se il trapiantato ha già avuto il Covid-19 si deve aspettare 3 mesi dalla data di diagnosi della malattia e/o dalla risoluzione dei sintomi prima di procedere con il vaccino;
  • è consigliabile  evitare  la somministrazione di altri vaccini entro 2 settimane dalla dose del vaccino anti‐SARS‐CoV‐2.​

VIVENTE

In Italia le donazioni da vivente di rene e fegato sono frequenti; in media, si fanno più di 300 interventi l’anno. In genere, queste tipologie di interventi si eseguono tra consanguinei (come genitore e figlio) o persone affettivamente correlate (come moglie e marito), anche per scongiurare ogni possibile forma di scambio o compravendita.

Per il rene, nel caso di incompatibilità immunologica tra donatore e ricevente esiste uno specifico programma di trapianto, chiamato cross-over, che consente di incrociare tra loro coppie nella stessa condizione. Si può anche donare il rene in favore di uno sconosciuto: è la donazione “samaritana”, che consente di salvare la vita di un paziente con il quale non si ha alcun legame di tipo parentale o affettivo. La maggior parte dei centri autorizzati al trapianto di rene da vivente eseguono il prelievo dell’organo con tecniche mini-invasive come la laparoscopia.

Ai fini della donazione da vivente, il potenziale donatore è sottoposto ad un’attenta valutazione per accertare il suo ottimale stato di salute psico-fisico, nonché la reale disponibilità di un consenso libero ed informato. La procedura deve infine essere autorizzata dal magistrato, in deroga alla norma che vieta ogni atto di mutilazione autolesionistica, anche se in un soggetto consenziente.

Il trapianto da donatore vivente è una valida opzione terapeutica che presenta risultati migliori rispetto a quello da donatore deceduto, dato che l’intervento avviene dopo una accurata preparazione del ricevente e nelle migliori condizioni logistiche, per esempio riducendo al minimo l’ischemia calda dell’organo, che viene innestato subito dopo il prelievo. Anche per quanto riguarda i donatori, è dimostrato, da casistiche che contano nel mondo centinaia di migliaia di casi, che non vi sono effetti negativi a distanza sulla salute anche dopo l’asportazione di un rene, inoltre il rischio perioperatorio è del tutto trascurabile.

In Italia la donazione di rene da vivente, pari a poco più di 300 interventi l’anno, è ancora del tutto inadeguata: per questo motivo, è fondamentale aumentare la conoscenza di questa possibilità veramente efficace e sicura tra i pazienti e i loro familiari che possono approfondirne i contenuti con il proprio medico curante e nelle strutture di trapianto che a loro volta devono promuovere a incentivare  questa valida alternativa alla dialisi e al trapianto da cadavere.

 In questa direzione è stato attivato un progetto-pilota nelle Regioni Marche, Puglia e Umbria; l’iniziativa, promossa dal CNT, in collaborazione con ANED e con il supporto della SIN- Società Italiana di Nefrologia, intende incrementare l’informazione sulla donazione e il trapianto di rene da vivente tra i pazienti e loro familiari.

Oltre che gli organi possono essere donati in vita a scopo di trapianto la testa di femore (in occasione di interventi di protesi totale d’anca) e segmenti vascolari (in occasione di interventi di safenectomia o simili).

VITA

“Un donatore moltiplica la vita” – “Per salvare una vita non servono superpoteri. Basta una firma”

La donazione di organi è una questione vitale, tanto è vero che un trapianto può salvare delle vite. Solo nel 2019 sono stati conteggiati 4mila casi in cui un trapianto di organi ha permesso di salvare delle vite di persone in condizioni drammatiche.

Si possono donare in vita il rene (Legge 26 giugno 1967 n. 458) e una porzione del fegato (Legge 16 dicembre 1999 n. 483); in quest’ultimo caso si parla tecnicamente di “split”. Dal 2012 è consentito anche il trapianto parziale tra persone viventi di polmone, pancreas e intestino (Legge 19 settembre 2012 n. 167); queste ultime tipologie di donazione non si sono ancora svolte nel nostro Paese.

Vedi vivente – donazioni da vivente

VOLONTARIATO

Il volontariato è un’attività di aiuto e di sostegno messa in atto da soggetti privati, generalmente in modo gratuito, per varie ragioni che possono essere di solidarietà, di giustizia sociale, di altruismo, filantropia o di qualsiasi altra natura.

La Riforma del Terzo settore affronta il tema del “volontariato”, e per la prima volta nel panorama normativo italiano si assiste alla previsione ed alla regolamentazione dell’attività di volontariato come azione del volontario, anche inteso come singola persona. Viene introdotta per la prima volta una definizione giuridica di volontario (e di volontariato), al di fuori del “classico” contesto associativo del volontariato organizzato; il volontario che fino ad oggi è stato inteso come aderente all’Organizzazione di Volontariato (ODV), supera tale confine e si legittima come valore aggiunto anche in altri contesti soggettivi nelle nuove categorie di enti di Terzo settore (ETS) previste dalla Riforma.

Elemento di ulteriore novità è rappresentato dall’art. 19 che si sostanzia in una norma promozionale del volontariato, anzi più specificatamente della “cultura del volontariato”. La disposizione è diretta alla Pubblica Amministrazione, intesa nella sua interezza (le amministrazioni pubbliche di cui all’articolo 1 comma 2, del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165), affinché promuova la cultura del volontariato, “in particolare tra i giovani, anche attraverso apposite iniziative da svolgere nell’ambito delle strutture e delle attività scolastiche, universitarie ed extrauniversitarie”. Tale promozione, continua la legge, si realizza mediante la valorizzazione delle diverse esperienze ed espressioni di volontariato, anche attraverso il coinvolgimento delle Organizzazioni di Volontariato e di altri enti del Terzo settore, nelle attività di sensibilizzazione e di promozione. La funzione di attribuzione della promozione della cultura del volontariato è attribuita alla Pubblica Amministrazione “nei limiti delle risorse disponibili” (*CSVnet)

Anche il mondo della sensibilizzazione alla donazione di organi e tessuti viene alimentata da numerosi volontari, basti pensare alle principali associazioni quali Avis e Aido dedicate alla donazione di sangue e di organi. In questo campo le attività di volontariato svolgono la funzione fondamentale per aumentare le occasioni di informazione e di incontro utili a comunicare i temi e le modalità legate al consenso per la donazione degli organi.

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