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La nuova frontiera del trapianto di cornea

occhi

È di questi giorni la notizia del nuovo approccio al trapianto di cornea che andrà a semplificare questo complesso intervento. Per comprendere meglio di cosa si tratta e perché i giornali parlano di sostituzione della classica pratica con una semplice iniezione, abbiamo chiesto un approfondimento alla Dottoressa Raffaela Mistò, responsabile della Banca degli Occhi dell’Ospedale San Gerardo di Monza, struttura che si occupa di ricevere le cornee prelevate da donatori cadaveri e di trattarle in vista del successivo trapianto.

La Dottoressa conferma che siamo davanti a una notizia di grande rilevanza dal punto di vista clinico e scientifico.

Da molti anni la chirurgia oftalmologica impiega tecniche sempre più raffinate per gli interventi finalizzati a ripristinare la normale trasparenza della cornea, tanto che l’intervento di cheratoplastica con la sostituzione a tutto spessore della cornea viene attualmente riservato solo ai casi più gravi di perforazione o di alterazioni dei tessuti particolarmente avanzati e diffusi.
Di regola attualmente si preferisce sostituire solo la porzione di cornea alterata, lo strato più superficiale stromale o quello più profondo, endoteliale. In questi casi la parte di tessuto patologico viene rimossa e al suo posto è innestata la corrispondente lamella, anteriore o posteriore, ottenuta attraverso complesse lavorazioni del tessuto corneale proveniente da donatori cadavere.
Questa attività rappresenta la parte più complessa e impegnativa dell’attività della Banca degli occhi, che non si limita a ricevere, validare e conservare le cornee donate, ma le manipola per renderle poi disponibili per gli oculisti e i loro pazienti.

Nel caso riportato dalla stampa è stata utilizzata un’ulteriore affinamento della metodica, che consiste nell’espandere con successivi passaggi in laboratorio le cellule dell’endotelio corneale umano, sempre derivate dalla cornea di un donatore, e quindi iniettarle nella camera anteriore del bulbo oculare.
Occorre sottolineare che l’esperienza di un solo centro si riferisce un numero molto ridotto di pazienti, affetti da una specifica malattia, la cheratoplastica bullosa, anche se nel mondo, ma anche in Italia, questo tipo di approccio al problema della cecità da opacità cornale trova sempre maggiori opportunità.

C’è un altro aspetto che la Dottoressa Mistò desidera sottolineare: conferma che «si tratta di una grandissima notizia, con l’auspicio che si arrivi presto a poter inserire questa pratica nella routine di tutti i giorni, ma il problema è proprio lì. I titoli dei giornali sono fuorvianti e anche pericolosi. L’attività di procurement dei tessuti corneali sta riprendendo ora, dopo due anni difficili per tutti e anche per un’attività come quella del prelievo dei tessuti corneali. Un titolo come “Addio al trapianto di cornea” corre il rischio di vanificare gli sforzi di tutti quelli che stanno cercando di riprendere le redini di un’attività che ha risentito notevolmente della pandemia. L’”Addio al trapianto di cornea” sarà un futuro, certamente più prossimo di quanto pensavamo qualche anno fa, ma in questo momento chi è in lista d’attesa per recuperare la vista ha bisogno che qualcuno doni la propria cornea».

Bisogna ribadire che senza il gesto di generosità e solidarietà umana, che si traduce nella donazione delle cornee dopo la propria morte, nessuno di questi interventi sarebbe possibile: per quanto si possa arrivare a “moltiplicare” le cellule corneali, sempre da quelle di un donatore è necessario partire.

In Italia nel 2021, nonostante la pandemia, sono stati eseguiti oltre 5.550 interventi di cheratoplastica, grazie a quasi 7.000 donazioni di tessuto corneale.

Conclude la Dottoressa Mistò «a questo proposito mi piace ricordare una bellissima frase del regista Bresson e che vorrei dedicare a tutti i donatori di cornea e ai loro famigliari:

“rendete visibile quello che, senza di voi, forse non potrebbe mai essere visto

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