EMILIA-ROMAGNA AL VERTICE DELLA RETE TRAPIANTI: FACCIAMO IL PUNTO CON LA DR.SSA GABRIELA SANGIORGI

In attesa del report annuale del Centro Nazionale Trapianti sull’attività di donazione e trapianto di organi e tessuti nel 2023, possiamo fin d’ora anticipare che nell’anno appena trascorso nella regione Emilia-Romagna si è registrato un forte incremento del numero dei potenziali donatori segnalati e di quelli utilizzati, nei quali cioè è stato effettivamente possibile procedere al prelievo.

Nel 2023 sono stati segnalati oltre 300 potenziali donatori multiorgano, e di questi oltre 220 sono gli utilizzati: in termini standardizzati, rapportati cioè alla popolazione espressa in milioni di cittadini (pmp), sono pari a circa 73 e 50 pmp, rispettivamente, a fronte di dati nazionali pari a circa 52 e 28 pmp. I risultati osservati sono quasi doppi rispetto alla media nazionale, il che fa dell’Emilia-Romagna  in questo momento il benchmark di riferimento per tutta la rete trapiantologica. Da sottolineare che anche la donazione a cuore fermo, in particolare nella forma “controllata”, è ben sviluppata, anche con significativi interventi innovativi sul piano organizzativo.

Questi elementi ci hanno indotto ad approfondire l’argomento intervistando la dottoressa Gabriela Sangiorgi, che di recente ha lasciato il lavoro attivo, ma che fino a pochi mesi or sono ha ricoperto il ruolo di coordinatrice regionale trapianti per l’Emilia-Romagna.

di Sergio Vesconi

Dottoressa Gabriela Sangiorgi, i report del CNT mettono in luce il grande sviluppo che l’attività di procurement e di trapianto ha avuto quest’anno in Emilia-Romagna. Come siete arrivati a questi risultati? Nuova di pensionamento, quale “eredità” pensa di lasciare? 

Sono entrata nella schiera dei pensionati nel giugno 2023 e posso affermare con estrema sincerità che questo cambiamento non mi ha creato alcun problema. Era il tempo! In questi anni in cui ho ricoperto sia il ruolo di Direttore dell’Unità complessa del Centro Riferimento trapianti sia quello di Coordinatore Regionale (sino ad ora, in Emilia-Romagna, i due ruoli, secondo indicazione regionale, sono stati uniti nella stessa persona) mi sono concentrata su tre punti: innanzitutto, rendere la rete donativo-trapiantologica solida ed organizzata, promuovere una costante attenzione all’attività dei Coordinamenti Ospedalieri e al loro riconoscimento, costruire una fitta e fattiva collaborazione tra i professionisti interessati all’argomento, mantenendo un rapporto continuativo e propositivo con le Direzioni Ospedaliere… un compito a volte difficile. Nello stesso tempo, ho cercato di portare nelle sedi istituzionali le istanze di rinnovamento sia organizzativo che scientifico che negli anni sono venute emergendo e che si sono rese necessarie per l’avanzamento e il consolidamento della rete. Terzo punto, l’impegno a mantenere, nel Centro Riferimento, uno staff qualificato, preparato e in grado di essere di supporto alla rete e che quindi potesse rappresentare una garanzia di continuità.

Ricordo che in Emilia-Romagna, sin dal 1995 (legge regionale di inquadramento del sistema dell’attività di prelievo e trapianto di organi e tessuti), il legislatore aveva mostrato sensibilità e interesse a creare una rete donativa-trapiantologica ben delineata nei suoi capisaldi (assessorato, centro riferimento trapianti, coordinatore regionale, coordinatore ospedaliero medico coadiuvato da figure infermieristiche), gettando così le basi per la struttura che nel tempo è andata concretizzandosi. Si è partiti col piede giusto!!! E devo riconoscere che negli anni le Istituzioni regionali ci hanno supportato per rinnovare e meglio definire lo scheletro della rete e i ruoli dei Coordinamenti Ospedalieri (DGR 665 del 2017, l’accoglienza al piano triennale 2018-2020 voluta dal CNT)

Ci illustra quali sono le principali funzioni del CRT dell’ER? Come sono i vostri rapporti con i centri di trapianto della Regione? In campo trapiantologico si registrano molte novità, dalla donazione a cuore fermo, cuore compreso, alle equipe NRP itineranti alle MP: come gestite gli aspetti più innovativi?

Tralasciando le funzioni istituzionali, credo che la forza del CRT sia sempre stata la capacità di esserci per i professionisti, cogliendo le loro istanze, stimolando lo scambio di idee, promuovendo la collaborazione e il rinnovamento, assicurando sostegno quando necessario, mantenendo un dialogo e promuovendo formazione e cultura (incontri in remoto e in presenza, aggiornamenti su temi di attualità, TPM, corsi per la donazione a cuore fermo). Ho sempre sostenuto che il CRT dovesse assolvere al compito di collante dell’organizzazione, vicino ai Coordinamenti, mantenendo un rapporto costruttivo e aperto con le direzioni ospedaliere. Il vero cardine della rete sono i coordinamenti, il CRT serve a collegarli, a farli sentire un tutt’uno, a promuovere costantemente un rafforzamento della rete e un suo riconoscimento a livello istituzionale e presso le Direzioni ospedaliere. L’esperienza maturata negli ultimi anni, con innovativi modelli organizzativi realizzati e applicati in alcune aree della Regione, ha consentito di ottenere, nell’ambito dell’attività di Procurement di organi e tessuti, ottimi risultati, contribuendo a realizzare un sostanziale incremento dei trapianti.

Tutto ciò ha reso necessario rivedere l’organizzazione regionale inerente queste attività, affiancando al concetto di “potenzialità donativa” di ciascuna sede ospedaliera la creazione di una organizzazione per aree territoriali ove si realizzi concretamente una collaborazione in rete fra i coordinamenti ospedalieri che consenta, fra l’altro, una reale azione di supporto da parte delle sedi donative con maggiore esperienza e casistica (centri “HUB”) nei confronti di realtà con casistiche inferiori o dove l’attività di procurement non si è ancora avviata.

E così, dopo avere ottenuto questo riconoscimento dei ruoli e delle funzioni dei Coordinamenti ospedalieri, abbiamo cominciato a parlare di reti aziendali, interaziendali, territoriali (secondo il modello hub e spoke, per mettere in rete la complessità delle strutture ospedaliere, centralizzando responsabilità e organizzazione) dove tutti, grandi e piccoli, svolgono il loro ruolo a seconda delle loro possibilità, col sostegno di chi ha più esperienza e mezzi, in una economia di scala che rifiuta lo spreco delle risorse e che porta comunque ad una crescita della comunità. E’ sulla base di questi principi che abbiamo creato i team mobili (NRP) per la promozione su tutto il territorio della donazione a cuore fermo (delibera regionale 917 del giugno 2017). Lavorare in rete permette di condividere istruzioni operative e mettere in atto buone pratiche comuni, istituzionalizzare e riconoscere i ruoli all’interno dei COP, estendere l’attività dei COP al di fuori dei limiti ospedalieri, provvedere alle necessità nascenti e creare rapporti di amicizia e collaborazione tra gli operatori.

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Un aspetto importante è la formazione, sia per il personale sanitario, sia verso la popolazione: quali sono le principali iniziative e con quali risultati? Come va il programma “Scelta in Comune” nella vostra Regione?

Compito del CRT è sempre stata la promozione della cultura della donazione sia per gli operatori sanitari che per la comunità. Abbiamo organizzato incontri nelle scuole di ogni ordine e grado, lavorato a fianco delle Associazioni di volontariato, ci siamo fatti carico, fin dai primi giorni, della campagna “una scelta in Comune”, della formazione (che rinnoviamo negli anni) dei funzionari dell’Anagrafe, sia con incontri in presenza che da remoto, avvalendoci della collaborazione con ANCI regionale. In questo modo, abbiamo contattato più di 1.000 funzionari, dai comuni più estesi a quelli più piccoli. Gli stessi COP hanno sempre promosso, nelle loro realtà, incontri di formazione e aggiornamento in modo da consolidare tra i diversi professionisti la cultura della donazione, secondo il principio, diventato la nostra bandiera, che “la donazione è trasversale a tutto l’ospedale e rappresenta un elemento qualificante”.

Quali prospettive vede per il futuro? 

Certamente ho una sicurezza e cioè che la rete della donazione dell’Emilia Romagna è matura, coesa, organizzata, attenta a cogliere le sfide e in continua rivisitazione di se stessa.

Chi continuerà in questa avventura avrà la forza, il vigore (perché più giovane), l’autorità e le capacità per migliorare e crescere.

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