DONARSI ALLA SCIENZA

Fondazione Trapianti promuove la donazione di organi e tessuti a scopo di trapianto. Esiste, tuttavia, anche un’altra scelta che si fonda sui medesimi principi di solidarietà, di cui all’art. 2 della Costituzione, di proporzionalità e di rispetto del cadavere: la donazione del proprio corpo alla scienza, disciplinata da una legge recente, del 2020, e attuata nel concreto da un regolamento ancora più recente, del 2023.

di Francesca Boldreghini

Tra i gesti più altruistici che un individuo può compiere durante la propria vita vi è la scelta di donare i propri organi e tessuti dopo la morte ai fini di trapianto. Questo gesto di solidarietà sociale non è l’unico che si può compiere in vita nelle disposizioni post mortem. Dal 2020, infatti, dopo anni di attesa, la legge 10/2020, è possibile donare il proprio corpo a scopo di studio, di formazione e di ricerca scientifica, rappresentando un atto di altruismo destinato ad avere un impatto duraturo sulla pratica clinica e sulla ricerca, al fine ultimo di contribuire al miglioramento della salute delle persone.  Questo atto di generosità rappresenta un’opportunità importante per contribuire al progresso della scienza, consentendo ai clinici e agli scienziati di conoscere la complessità del corpo umano in modo diretto e tangibile, come nessun libro di testo o simulazione virtuale può fare. 

Un Decreto del Presidente della Repubblica di recente pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, il d.P.R. n. 47 del 19 febbraio 2023, contiene finalmente il regolamento di attuazione della legge del 2020, una disciplina degli aspetti di dettaglio della materia che avrebbe dovuto essere emanata entro tre mesi dall’entrata in vigore della normativa, ma che ha subìto un iter più lungo.

Successione delle leggi nel tempo

Prima del 2020, la materia era disciplinata dal Capo VI del Regolamento di polizia mortuaria di cui al d.P.R. 285/1990, che faceva rinvio all’art. 32 del Regio Decreto 1592/1933, una normativa che non faceva alcun riferimento ad una scelta libera e consapevole di donare post mortem il proprio corpo alla scienza, motivo per il quale tale norma fu stigmatizzata già nel 2013 dal Comitato Nazionale per la Bioetica (CNB). Il vuoto normativo fu reso ancora più evidente dalla legge 91/1999, contenente disposizioni in materia di prelievo e di trapianto di organi e tessuti. Insomma, più che di donazione, che presuppone un’espressione di volontà in tal senso, si dava luogo all’utilizzo del corpo per “l’insegnamento e le indagini scientifiche” , che avveniva nei soli casi di cadaveri il cui trasporto non fosse avvenuto a spese dei congiunti del nucleo familiare (fino al sesto grado) e di cadaveri provenienti da accertamenti medico-legali che non fossero stati richiesti da congiunti dello stesso nucleo familiare (esclusi i casi di suicidio).   

Come si può donare il proprio corpo alla scienza

Ex art. 3 l. 10/2020, per donare il proprio corpo alla scienza occorre che l’interessato dichiari la propria volontà presso l’azienda sanitaria di appartenenza, la quale ha l’obbligo di conservare la dichiarazione e di trasmetterne telematicamente i contenuti informativi alla banca dati nazionale prevista dall’art. 1 comma 418 della l. 205/2017. È sempre possibile revocare il proprio consenso, sempre presso l’azienda sanitaria di appartenenza, che deve trasmetterlo alla banca dati nazionale al pari dell’atto di assenso.

L’Azienda sanitaria locale del luogo del decesso, come stabilito dagli articoli 4 e 5 del d.P.R. 24/2023, deve inviare al Comune della propria sede una copia della dichiarazione di volontà di donare il proprio corpo alla scienza, deve richiedere il rilascio dell’autorizzazione al trasporto di quest’ultimo sino al Centro di riferimento e deve inviare una coomunicazione all’ufficiale di stato civile. Quest’ultimo è tenuto, a sua volta, a differire l’adozione delle autorizzazioni all’inumazione, alla tumulazione e alla cremazione sino al termine dell’utilizzo del corpo a scopi di studio e di ricerca scientifica. I successivi atti autorizzatori di cui appena sopra saranno richiesti dai congiunti del disponente o, in mancanza, dallo stesso responsabile del Centro di riferimento. I corpi donati devono essere restituiti alla famiglia in condizioni dignitose entro un anno e gli oneri per il trasporto del corpo dal momento del decesso fino alla sua restituzione, le spese relative alla tumulazione, nonché le spese per l’eventuale cremazione sono a carico dei Centri di riferimento.

La normativa stabilisce anche che dopo il decesso e la dichiarazione di morte, il corpo del defunto deve restare all’obitorio almeno per 24 ore prima di essere destinato allo studio, alla formazione e alla ricerca scientifica (art. 1 legge del 2020).

Quali sono i Centri a cui è possibile donare il proprio corpo a fini scientifici

I Centri di riferimento, identificati dal d.m. 23 agosto 2021, sulla base della prescrizione di cui all’art. 4 della l. 19/2020, sono undici: IRCCS Multimedica; Alma Mater Studiorum – Università̀ di Bologna; Sapienza – Università di Roma; Università degli studi di Padova; Università̀ degli studi di Brescia;       IRCCS Ospedale San Raffaele; IRCCS Istituto neurologico mediterraneo Neuromed; Azienda ospedaliero universitaria di Sassari; Università degli studi di Messina; Università degli Studi di Palermo; Humanitas University.

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