XENOTRAPIANTO: DECEDUTO IL PAZIENTE STATUNITENSE CHE AVEVA RICEVUTO IL RENE GENETICAMENTE MODIFICATO DI UN MAIALE

Purtroppo, è deceduto il paziente statunitense che, negli Usa, aveva ricevuto il rene di un maiale geneticamente modificato. La notizia conferma che lo xenotrapianto è una strada ancora lunga e che, accanto alle importantissime prospettive aperte dalla ricerca, rimane il punto fermo dell’espressione del consenso alla donazione di organi, post mortem o da vivente, come speranza concreta e attuale per tutti coloro che sono in attesa di trapianto.

di Francesca Boldreghini

A poco meno di due mesi dall’intervento, al Massachusetts General Hospital di Boston, è deceduto il paziente statunitense che aveva ricevuto il rene di un maiale geneticamente modificato. Al momento, non vi è una chiara indicazione circa la causa del decesso e la comunità scientifica è in attesa di ulteriori dettagli. La triste notizia è riportata in una nota stampa del Centro Nazionale Trapianti (Cnt) del 13 maggio scorso, che rimanda le speranze aperte dalla ricerca sullo xenotrapianto..

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“Quanto accaduto a Boston testimonia che lo xenotrapianto è una strada complessa e lunga, ma la morte del paziente non indica necessariamente il fallimento del programma, che può rappresentare un’opportunità aggiuntiva per alcune categorie di pazienti in lista di attesa. L’intervento realizzato negli Stati Uniti, lo scorso marzo, è stato eccezionale per due motivi: per la prima volta è stato utilizzato il rene da maiale geneticamente modificato e il trapianto è stato fatto su un paziente vivo, mentre in precedenza si erano fatti analoghi trapianti di rene di maiale solo su pazienti in morte cerebrale, a scopo di ricerca. Sempre negli Usa, sono stati effettuati anche due trapianti di cuore di maiale geneticamente modificato su pazienti vivi, ma deceduti dopo alcune settimane. Dal punto di vista scientifico, è stata proprio la modifica genetica dell’organo di maiale a rappresentare un passo avanti di fondamentale importanza, perché può limitare il rischio di rigetto dell’organo e anche il rischio che l’organo del maiale possa trasportare infezioni all’uomo attraverso il dna”, ha commentato il direttore del Cnt Giuseppe Feltrin, che ha concluso: “Nonostante le potenzialità future collegate a questa tipologia di interventi, è necessario ricordare che oggi abbiamo ancora bisogno di incentivare fortemente le donazioni d’organo post mortem così come quelle da vivente, per rene, fegato e polmone”.